domenica 2 marzo 2014

Intervista a Mark Hanna (di Marisa Felice)

Mark Hanna artista poliedrico si racconta: da Jesus Christ Superstar al cinema, dalla passione per Beethoven al suo blues

1) Chitarrista, cantante, compositore, doppiatore…cosa prevale? Qual è il comune denominatore?

Sono stato incoraggiato dalla mia famiglia fin dall’età di 7 anni a compiere studi musicali.Eravamo tanti: mamma papà e 5 figli a Buffalo (New York). Suonavano un po’ tutti, mio padre la tromba, le mie sorelle partecipavano alla banda della mia città. Ho compiuto studi sul cinema laureandomi e vi ho lavorato per molti anni. Molti anni fa, parliamo del ’68, avevo un’autentica passione per Jimmy e Johnny due artisti televisivi che, nelle trasmissione del mattino, suonavano fisarmonica e batteria. Ho scelto di iniziare proprio dalla fisarmonica, anche se avrei preferito istintivamente cominciare con la batteria ma i miei non mi assecondarono, poi ho proseguito con il piano e il basso.



L’incontro con la chitarra, invece, ha portato alla prima esibizione dal vivo “pagata” all’età di 14 anni. L’idea iniziale non era quella di costruire una carriera con la musica, ma con il cinema data la grande passione e gli studi fatti.Sicuramente l’elemento che unisce e ritrovo in questi due mondi è la ricerca dell’espressività più vera e aderente al mio modo di essere: comunicare è alla base del mio percorso che trova nel vivere appieno il presente la sua primaria realizzazione. L’aspetto del “protagonismo” presente nel mondo del cinema non l’ho mai sentito come una mia caratteristica essenziale, anche perché di fondo continuo a rimanere un timido. La musica si è imposta da sé: più vicina al mio modo di intendere la vita: dare e ricevere in maniera istintiva di fronte ad un pubblico vero; per realizzare ciò, molto forte deve essere la comunicazione energetica tra chi suona insieme. Se c’è questa alchimia si vede sempre anche all’esterno ed il pubblico lo percepisce.


2) Consiglieresti a tuo figlio di 18 anni di fare il musicista professionista in Italia ?

Se ha la passione SI ! Mio figlio scrive molto e ha trovato la sua vena espressiva nel rap.Mi piace questo linguaggio musicale. Ascolto tutti i generi senza alcun pregiudizio; ottima espressione del rap sono Jimmy Taiz, Mad Men ecc..


3) Un compositore classico-sinfonico vicino alla tua sensibilità?

Mi piace molto l’intensità di Beethoven ma anche Herren Copeland, espressione della composizione “occidentale”, Joaquin Rodrigo, Bartok, Dvorak e molti altri. Ascolto tutti i tipi di musica: ritengo questo approccio fondamentale per un musicista.


4) Raccontaci della tua esperienza di chitarrista nel musical Jesus Christ Superstar, un pezzo della storia del rock… immagino che sia stata straordinaria? (Mark visibilmente emozionato risponde alla domanda e si alza in piedi)

Andrew Lloyd Webber e Tim Rice sono stati particolarmente ispirati quando hanno concepito questo capolavoro, non ci sono dubbi … E’ stata anche una esperienza fisica..ma soprattutto ho provato la sensazione di essere stato parte di qualcosa di immenso. Sicuramente porto con me la consapevolezza e l’onore di aver suonato con Carl Anderson, nel film era Giuda, un talento che si commenta da solo! Ricordo le 200 repliche e la sensazione pazzesca di aprire lo spettacolo con il tema del film; pregavo di non crollare sopraffatto dall’emozione in quei momenti … Una grande esperienza e un pathos protratto all’infinito. Altra cosa che ricordo e che porto con me: il grande Lloyd Webber che chiude la ouverture lasciando l’atmosfera sospesa e amplificando la tensione all’ennesima potenza, invece di farla abbassare come in genere nella musica scritta si usa fare,…un genio assoluto (penso alla cadenza di inganno usata da Mozart nel suo requiem n.d.r.)Ricordo ad ogni replica di essere arrivato al limite fisico e di averlo scavalcato anche; è stata una esperienza che mi ha toccato profondamente in ogni senso…L’ho conclusa nella convinzione che vi fossero ancora, e sempre, tante altre cose da scoprire. Magnifica!!!.


5) Sul tuo sito ufficiale leggo che hai collaborato con molti artisti (Carl Anderson, Paul Young, Alex Britti ecc.) e frequentato molti generi musicali. Perché da parecchi anni hai scelto il blues per esprimerti? 
Anche il tuo ultimo lavoro ha questa impronta formale ed espressiva?

Si scrivo e suono il blues, soddisfo il bisogno di tornare al punto iniziale, all’origine. Mi piace la verità e l’espressività di questa forma musicale. Facendo blues non puoi fingere; non sei altro che te stesso. Al contrario di quello che solitamente si pensa, nel blues è presente molta contaminazione, penso all’Africa, al medio oriente, non si tratta di qualcosa di americano e basta. Questo mi piace. Nel blues c’è una autenticità formale ed espressiva e c’è anche una dimensione “comunitaria” che arricchisce l’aspetto dinamico di questo stile. Ripeto, non si può bluffare, bisogna avere qualcosa da dire: è la musica che mi permette di comunicare.


6) Mi piace che tu scelga un brano da abbinare all’intervista, quale preferisci? 

Scelgo per tutti noi Marisa: BB King “Night Life“ nella versione di Willie Nelson and Eric Clapton che dice: “And the night life ain't no good life but it's my life…..” (.. “la vita di notte non è una bella vita, ma è la mia vita”).


Marisa Felice


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